Nel film Nostalghia di Tarkovski una voce, dentro una cattedrale in rovina, intercede: «Fagli sentire la Tua presenza». «Io gliela faccio sentire - dice Dio - ma è lui che non se ne accorge».
In epoche passate il silenzio di Dio era inculcato dal senso del mistero di Dio di fronte al quale luomo si sentiva piccolo, letteralmente un infante, come uno che non ha parola. Anche il teologo, in particolare nella tradizione della teologia negativa o apofatica, avvertiva di essere, prima che un uomo che parla di Dio, un uomo che sa di non parlare adeguatamente di Dio. Questo silenzio del teologo era perň sempre un silenzio che presupponeva lesistenza di Dio e ne riconosceva il mistero in un silenzio adorante.
Diverso il silenzio di Dio delluomo contemporaneo. Nella coscienza contemporanea si tratta infatti del silenzio di un Dio che non risponde alle domande delluomo. Il silenzio di un Assente o comunque di un indifferente. Simone De Beauvoir in Memorie di una ragazza per bene scrisse: «Una notte intimai a Dio, se esisteva, di rivelarsi. Restň muto e mai più gli rivolsi la parola. In fondo ero molto contenta che non esistesse».
Nel vuoto che si è creato, ecco che si fa sentire vivamente la nostalgia di Dio. A riaprire nel nostro tempo il problema di Dio è il rinnovato interesse per la figura di Gesù e per il messaggio evangelico. Č ancora una volta la grande domanda che accompagna tutto il libro Gesù di Nazaret di Benedetto XVI: Ma che cosa ha portato Gesù veramente, se non ha portato la pace nel mondo, il benessere per tutti, un mondo migliore? Che cosa ha portato? La risposta è molto semplice: DIO. Ha portato Dio.
Non è un caso che lallora Joseph Ratzinger, accompagnando al Concilio Vaticano II come giovane teologo il suo Arcivescovo Card. J. Frings di Colonia, quando si trattava di raccogliere tra i vescovi eventuali temi per limminente Concilio, abbia colto nella risposta di un anziano vescovo della Germania questa inquietudine interiore: Cari fratelli, al Concilio voi dovete innanzitutto parlare di Dio.
La crisi che ha colpito il cristianesimo europeo — commentava lo stesso Ratzinger —, non è più primariamente o almeno esclusivamente una crisi ecclesiale. La crisi è più profonda: essa non ha affatto le sue radici solo nella situazione delle Chiese; la crisi è diventata una crisi di Dio. Nello stesso tempo, esiti nichilisti dellateismo contemporaneo pongono linterrogativo se la morte di Dio non costituisca, alla fine, la morte stessa delluomo. Lo aveva anticipato anni fa André Malraux in una discussione alla Sorbona di Parigi: Linterrogativo che si impone ora a tutti noi in questa vecchia Europa è se sia morto non Dio, ma luomo.
Alle Chiese oggi, nellattuale contesto occidentale, è chiesto un nuovo compito: dare testimonianza del mistero di Dio come non separato dal destino delluomo, delleternità non separata dalla storia, del credere non separato dal sapere scientifico e dallapprezzare etico. Dare testimonianza è diventata parola strategica del cattolicesimo postconciliare. Lidea non apparteneva al lessico del cattolicesimo convenzionale, e neppure a quello della lunga stagione caratterizzata da una societas christiana. Assistiamo invece a un suo significativo ritorno nella stagione successiva al Vaticano II.
Ritornando alla domanda di memoria agostiniana, che ancora inquieta il cuore delluomo, e al compito di darne testimonianza riflessa, abbiamo invitato il nostro Card. CAMILLO RUINI per una conversazione sul tema da lui stesso indicato Dio: una grande domanda e una ancora più grande presenza. Gli siamo grati per la sua disponibilità, come anche al Dr. MARCO TARQUINIO, direttore di Avvenire, che ha accettato di svolgere sul tema una intervista al Cardinale: ambedue qui in occasione dellinizio del nostro anno giubilare, che vedrà il ritorno della Cattedrale alla sua vita piena, anche come simbolo della città.
Reggio Emilia, 25 ottobre 2010, festa dei Santi Crisanto e Daria