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LA SCUOLA E GLI AFFETTI
Sessualità fluida per una società liquida.   versione testuale
Ludovica Nardello





“Tuttoprof” è, assieme alla “Tecnica della Scuola”, il portale web di riferimento dei docenti e del mondo della scuola. Qualche settimana fa, sulla sua pagina Facebook, suggeriva la lettura dell’articolo “Sessualità fluida: nuove prospettive di identità sessuale, tra ricerca e riflessione in psicologia”.[1]
Preliminarmente gli autori si dilungano in una panoramica dello scenario americano relativo al tema in questione. Leggendo e rileggendo, la mia attenzione viene catturata dal terzo capoverso, in particolare dall’espressione “depurazione morale”. Per chiarezza riportiamo il concetto così come ivi espresso: “soltanto negli anni 2000 si raggiunge una consapevolezza sessuale e una parziale depurazione morale che ci permette di personalizzare maggiormente la nostra identità sessuale”.
Cominciamo dal principio.
“DEPURARE” dal lat. depurare, derivato di pus puris “marcio”, significa letteralmente togliere il marcio, liberare dalle impurità. Nella specie il significato figurato più adatto risulta essere dunque innegabilmente eliminare gli elementi dannosi facenti parte della morale.
Contestualizziamo ora ciò con la frase dell’articolo presa nella sua interezza; il significato della frase sopra riportata pare essere: solo liberandosi dai rigidi canoni della morale si riuscirà a personalizzare la propria identità sessuale. Non più rigide dicotomie imposte (Gen. 1,27 “maschio e femmina li creò”), bensì libero sfogo all’istinto; giovani che vivono all’insegna non più del “io sono ciò che sono”, ma del “io sono ciò che mi sento di essere”. Sentire = sensazione.
Si individua così un nuovo modo di vivere la sessualità…. Ecco il significato dell’essere FLUIDI.
Ancora.
Nel 2000 l’autore Baumeister arrivò a coniare il termine plasticità erotica, con cui siamo chiamati oggi a fare i conti, primi tra tutti i professori (o perlomeno così sembra). Già pronunciare questa locuzione lascia un certo “dis-gusto”. L’ambiente, la società, le circostanze stuzzicano l’individuo a tal punto da influire sulla sua “naturalità” (mi sentirei di dire anche “correttezza”) sessuale. Si parla di persone fluide nel momento in cui la loro attrazione deviante dal proprio personale orientamento sessuale generale non è così frequente (nel senso di intensa), e dunque non è sufficiente per giustificare un rietichettamento classico.
Non è quindi più il tempo di quelle vecchie categorie classiche di identità sessuale; il mutamento sociale e la frenesia dei social network e dello sviluppo mondiale sembrano chiamarci a rispondere adeguatamente a nuove esigenze. Ecco allora l’idea geniale: un nuovo costrutto che abbia spazio per includere ogni identità sessuale, comprese le cd categorie “conformi”, ovvero eterosessuali e cisgender.[2]
Riflessioni sul concetto di identità sessuale.
L’articolo prosegue e conclude con delle riflessioni legate al concetto di identità sessuale: “essa è composta da cinque diversi elementi, ovvero il sesso biologico, l’identità di genere, il ruolo di genere, l’orientamento sessuale e l’orientamento affettivo”.[3] Gli autori sostengono come l’identità non sia un dono fatto a ciascuno (come la vita stessa d’altronde), ma sia un processo in continuo divenire. Tale definizione – a mio parere – potrebbe anche essere (forse) parzialmente condivisibile. Se da una parte si può dire che ogni giorno di vita che passa, l’individuo si rende sempre più conto di sé stesso, di ciò che è e di ciò vuole, dall’altro lato non si può non ammettere come fin dal primo afflato di vita siamo già definiti, “modellati”…. creati in ogni nostra sfaccettatura.
Ora, la riflessione che mi viene spontanea è questa: sembra proprio che dal tenore di tale articolo, gli autori vogliano a tutti i costi trasmettere ai lettori (e specialmente ai professori) il messaggio per cui è necessario – per stare al passo coi tempi, con la realtà – accompagnare il giovane adolescente nel definire sé stesso. Come? C’è una bellezza nello scoprirsi essere unico, non riconducibile a quelle categorie pre-esistenti e per ciò stesso ancora più intrigante, ancora più all’avanguardia.[4]
Così posto, sembra quasi un invito lodevole.
Peccato che, due capoversi dopo, il messaggio si faccia ben più chiaro e diventi questo: “ci chiediamo se nel processo di scoperta della propria identità sia auspicabile una semplificazione di questo tipo o se non sia un forte ostacolo ad una conoscenza autentica di sé ed un ulteriore peso gravante sui conflitti identitari di alcuni.”
Ancora, proseguendo si dice “la sessualità fluida potrebbe finalmente permettere di andare oltre a questa facilissima, ma limitante, visione categoriale dell’identità sessuale, consentendo a chiunque di esplorare sé stesso coraggiosamente e costruire un’identità su misura, nella quale sentirsi a proprio agio, ed essere libero di poter esprimere qualsiasi pensiero e fantasia.”
Ecco il punto focale dell’elaborato.
Dove vogliono arrivare gli autori? Qual è il messaggio che dovrebbe arrivare agli insegnanti?
Sembrano quasi delle linee guida che educano a rispettare, ma oserei dire anche, che educano a incentivare i giovani nel sentirsi sessualmente liberi, padroni dei loro desideri, delle loro fantasie appunto, senza alcuna vergogna o timore. Non si riflette più. Si agisce, si fa.
Vale la pena allora concludere con questa provocazione: siamo davvero convinti che la nostra identità SI CREI, all’insegna di ciò che ci si sente? Possiamo davvero arrogarci il diritto di determinarci ogni giorno in modo diverso, cambiando addirittura la nostra essenza più intima, ovvero il nostro essere uomo o donna?
Sarebbe bello riuscire a trovare più tempo per soffermarsi e apprezzarsi umilmente così per come siamo, già splendidi, già intriganti, così… con tutti i nostri timori, i nostri tentennamenti, i nostri problemi e preoccupazioni, il nostro “non sentirsi all’altezza”, o “non essere in grado di”, o “non essere abbastanza per”.
Un’unica frase di questo articolo pubblicato su “tuttoprof” mi risuona come autentica e vera: essere sé stessi dovrebbe essere la cosa più semplice del mondo, ma è una delle sfide più faticose della vita.
Il vero coraggio non sta nel lottare, nel far propaganda per rivendicare diritti, nel combattere per il rispetto dei più folli gusti sessuali. Il vero coraggio sta nel vivere la propria identità così come ci è stata donata, nel mettersi in gioco per scoprirne l’autenticità, la purezza… il vero coraggio sta nel mettersi in ascolto acchè la nostra vera intimità ci venga rivelata.
Tutto il resto è sterile ideologia.
 
[1] Per una lettura completa dell’articolo http://www.stateofmind.it/2016/07/sessualita-fluida/.
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Cisessualità.
[3] Per maggiori approfondimenti sul punto si veda http://www.agesci.it/download/areametodo/educare_allE28099affettivita_E280A6._e_non_solo/2013-Identita-di-genere-e-definizione-dei-concetti-Dettore-e-Lambiase.pdf.
[4] L’articolo testualmente recita: “sperimentando la bellezza di trovarsi, in quanto essere unico, senza doversi riferire necessariamente alle prospettiche categorie pre-esistenti alle quali dover accedere per potersi definire.”