Diocesi di Treviso
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LA SFIDA EDUCATIVA
Famiglia: primo luogo dell'educazione alla differenza   versione testuale
Beatrice Carraro





In un articolo comparso sul Corriere della Sera il 24 febbraio 2016, richiamando una sentenza della Corte d’Appello di Torino che si è pronunciata su un caso di stepchild adoption (l’adozione del figlio del partner), si afferma: «il concetto vita familiare deve essere “ancorato ai fatti”: l’esistenza di un nucleo familiare “non è subordinata all’accertamento di un determinato status giuridico”, ma alla “effettività dei legami”».
Partendo da questa affermazione, mi sono interrogata su quale definizione di famiglia può essere capace di esprimere la verità dei legami familiari e resistere così ai molteplici cambiamenti del nostro tempo. A questa domanda ha risposto papa Francesco, che ci riporta alla Bibbia, Parola che credo convincente e vera su ciò che l’uomo è e per ciò che la realtà ci chiede di vivere: «Varchiamo dunque la soglia di questa casa serena, con la sua famiglia seduta intorno alla mensa festiva (cfr. Sal 128,1-6). Al centro troviamo la coppia del padre e della madre con tutta la loro storia d’amore. In loro si realizza quel disegno primordiale che Cristo stesso evoca con intensità: “Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina?” (Mt 19,4)» (Amoris laetitia 9). La famiglia dunque quale luogo della prima e fondamentale differenza, quella tra uomo e donna, dove questa differenza è chiamata ad integrarsi ed incontrarsi per poter rispondere alla vocazione propria della famiglia: la fecondità. La famiglia è quindi testimonianza non solo di come la differenza si può incontrare e può convivere, ma anche di come dalla differenza si possa generare altra vita. «Così, la differenza è veramente costitutiva del mondo in cui l’uomo abita e struttura ontologicamente i rapporti che reggono la sua esistenza, fino a quella più centrale, ossia quella tra l’uomo e la donna. Evidentemente, questa comprensione biblica della differenza tra i sessi non può trovarsi in sintonia con l’idea secondo cui la differenza uomo-donna sarebbe semplicemente arbitraria, culturale e dunque revocabile.».1
Questa specifica connotazione della famiglia, ossia la sua differenza costitutiva, è fondamentale nell’educazione del bambino che in essa cresce e impara a stare al mondo, perché semplicemente guardando ai genitori i figli comprendono cos’è la differenza e come rapportarsi ad essa. «In questo caso, quindi, “educare” o “dare un’educazione” consiste anche nel fornire strumenti per leggere la realtà come alterità, per riuscire a leggere l’altro come diverso da me, per capire che la natura del mio interlocutore non dipende soltanto da come io lo maneggio, ma esiste (e per questo merita di essere conosciuto, capito, rispettato) per il solo fatto di essere ciò che è, e quindi “imprendibile”, e proprio per questo non strumentalizzabile, non asservibile a me».2 Nella differenza il bambino impara a riconoscere l’altro come altro, per primi appunto il padre e la madre, ma impara anche a conoscere e riconoscere se stesso, nella sua propria identità personale.
In un mondo in cui la differenza e l’altro in quanto diverso sembrano essere solo problemi da eliminare, può farci bene ricordare che è Dio stesso che ha creato e voluto la differenza come fonte e maestra di vita.
1 A.-M. Pelletier, Creati maschio e femmina. La differenza, luogo dell’amore, Edizioni Cantagalli, Siena 2010, pp. 110-111.
2 F. Belletti, La famiglia costruisce la società. Un valore “aggiunto” per tutti, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2015, p. 50.