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In nessun altro, Signore, c'è salvezza   versione testuale
Consacrazione di Sabina Girotto, 25 aprile 2015








In questi giorni sento, in fondo al cuore, di essere nella pace, e di questo ringrazio il Signore. Questa pace che Lui mi dona non è come un mare piatto, una immobilità assoluta. Non cancella il mio carattere e le mie disposizioni. È prima di tutto il credere, con speranza e nella gioia, nella chiamata ricevuta e nella risposta che sto in parte per confermare, in parte per dare in modo nuovo. Anche in mezzo, talvolta, a preoccupazioni e alla constatazione dei miei limiti e delle mie debolezze. “Ora sei inviata ad annunciare il Vangelo e a testimoniare il primato di Dio nell’opera pastorale della Chiesa di Treviso”. È un po’come dire che d’ora in poi apparterrò “sempre meno a me stessa” e “sempre più alla Chiesa”. Sento la mia piccolezza di fronte a questo compito, questo però non mi priva della pace, proprio perché la pace è prima di tutto un dono, che accresce la fiducia nella misericordia di Dio e nello stesso tempo di questa fiducia si nutre. 
Il secondo sentimento che mi accompagna è la gratitudine. “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”. Con parole simili, la prima lettura che della liturgia del 25 aprile, dice: “In nessun altro c’è salvezza”. Grazie Signore perché, dopo aver percorso strade tortuose, lontane da Te, un giorno mi hai aperto gli occhi e ti sei rivelato a me. Da allora non mi ha più lasciato, pur tra le prove e le fatiche, la convinzione che solo Tu sei quella Parola che non passa, quel Pastore buono che mi conosce e mi conduce per strade di Vita. Nel Signore sono grata anche a tante persone che mi hanno aiutato a incontrarlo, a riconoscere e accogliere la mia vocazione, e mi sono state vicine nel percorrerla. 
Vorrei condividere un pensiero e una preghiera a partire dalla frase che ho scelto per il mio santino, che ho accostato all’immagine della formella contenuta nella nostra cappellina raffigurante l’abbraccio del discepolo amato con Gesù. È una frase di S. Giovanni della Croce, che dice: “Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore”. Questa frase esprime, in sintesi, quello che ho percepito, in questi anni di sequela al Signore, essere davvero importante per una persona. Mi dice la strada da seguire, la meta da tener presente ogni giorno. L’ho imparato, paradossalmente, dalle situazioni faticose, imperfette, che mi hanno toccato più da vicino o conosciute in parrocchia e, ancor più profondamente forse proprio dai detenuti incontrati in questi ultimi due anni. Così pian piano mi è sembrato chiaro che quello che salva e rimane, e ci fa “di Cristo”, in qualunque situazione possiamo trovarci o qualunque sia la nostra scelta di vita, è solo l’amore, e a ben vedere un amore crocifisso. Sento però che questa frase interpella, più precisamente, anche la Cooperatrice Pastorale Diocesana che ora sono. Con le parole riduco o dico quasi niente di Dio. Oggi in questo mondo si parla di Dio con la vita. Con il bene che si regala”. Mi domando cosa significherà per me Cooperatrice tenere presente che l’amore sarà il solo metro di misura nel servizio pastorale, nelle relazioni con i preti, nella vita fraterna, nei rapporti con la comunità cristiana...
Non ho una risposta, posso solo chiederTi Signore di aiutarmi giorno per giorno a non dimenticarlo, a comprenderlo e a viverlo.  
 
Sabina