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"Infinita fiducia" - Quaderni spirituali (1997-2010) di don Claudio Girardi: a Treviso giovedì 27   versione testuale
All'auditorium del collegio Pio X la presentazione con il Vescovo e il presidente nazionale di Ac Matteo Truffelli







Il libro "Infinita fiducia" - Quaderni spirituali (1997-2010) di don Claudio Girardi, edito dalla San Liberale, è stato presentato la scorsa settimana, durante il ritiro spirituale dei sacerdoti. Un libro prezioso, dal contenuto molto denso e profondo: è la raccolta, ragionata, tratta dagli scritti di don Claudio Girardi, sacerdote diocesano morto nel 2010 a soli 34 anni, in seguito ad un tumore. Un libro prezioso perché racconta molto di lui, di don Claudio, ma molto anche di tutti noi che ci interroghiamo ogni giorno sulla nostra fede e sul senso della nostra vita.
Il libro, curato da don Antonio Guidolin, è stato voluto dall'Azione cattolica diocesana. Dell'Azione cattolica ragazzi, infatti, don Claudio era assistente.
Dopo la presentazione ai sacerdoti, il testo sarà presentato giovedì 27 ottobre, alle 20.30, all'auditorium del collegio Pio X ad un pubblico più vasto di amici, conoscenti, ma anche di persone che non hanno conosciuto don Claudio e desiderano approfondire la sua figura. La presentazione, a cura di don Antonio Guidolin, sarà fatta all'interno dell'incontro dell'Ac diocesana con il presidente nazionale Matteo Truffelli. Saranno presenti il vescovo Gianfranco Agostino ed i genitori di don Claudio.
Per meglio comprendere il contenuto del libro, che è a disposizione in segreteria di Casa Toniolo a Treviso (centralino tel. 0422 576811), oppure presso l’Azione cattolica diocesana (0422 576878), pubblichiamo le pagine di presentazione scritte dal nostro vescovo mons. Gianfranco Agostino Gardin.
"Un altro regalo, un prezioso regalo, di don Claudio Girardi. Dopo le sue omelie, vivaci e profonde (“Con gli occhi fissi su Gesù”, editrice San Liberale, 2013, 560 pagine,18 euro, ndr), ci viene posta tra le mani una raccolta di scritti tratti dai suoi “Quaderni spirituali” personali.
Se le omelie ci hanno fatto conoscere ciò che egli diceva agli altri, questi scritti ci rivelano che cosa egli diceva a se stesso e a Dio. Ci è dato così di conoscere la sua straordinaria ricchezza spirituale. Questo seminarista e giovane prete, che voleva essere – come egli ripete nei suoi scritti – piccolo, nascosto, abbandonato, annientato, prete “inefficiente secondo il mondo”, ultimo («Signore, fammi ultimo... insegnami a credere realmente che il mio posto è l’ultimo»), ci lascia incantati e stupefatti di fronte alla profondità del suo mondo interiore.
Confesso che, terminata la lettura di questi scritti, sono rimasto a lungo in silenzio con le bozze del libro tra le mani, incapace di deporre sbrigativamente quei fogli, quasi fossero qualcosa di sacro che domandava di essere custodito con rispetto. In quelle pagine vi è, infatti, non solo – come viene osservato nel saggio introduttivo, rievocando un celebre libro – una “storia di un’anima”, ma vi è anche una “storia di Dio”: la storia di Dio con Claudio e di Claudio con Dio.
Una storia che, vista dalla parte di don Claudio, non è fatta solo di gioiose elevazioni spirituali, di momenti radiosi ed esaltanti; non racconta soltanto quanto Claudio fosse innamorato di Dio, quale sia stata la misura del suo amore a Gesù, quanto immenso sia stato il desiderio di donarsi senza nulla, ma proprio nulla, trattenere per sé («Questo amore mi fa vibrare come una corda di violino... mi fa gridare per l’incapacità di contenerlo»). Vi troviamo anche, in questa storia, i momenti di oscurità e il peso greve di un’“assenza” che faceva gemere, o la sofferta domanda se mai Dio lo chiamasse per strade diverse, più radicali: vi sono, insomma, anche le sue esperienze di “lotta con Dio” («Il mio Diletto tarda a farsi conoscere. Il mio Bene mi ferisce. Il mio Unico mi frantuma»). Ma alla fine ha sempre la meglio – per riprendere il titolo dato alla raccolta – la sua “fiducia infinita” in Dio («Dopo mesi... anni di tenebra, appiccicosa come catrame e sporca, mio Dio, un po’ di luce. Cammini che si aprono. Vita che respira. Cuore che batte. Dio solo. Dio solo. Dio solo. Solo Amore. Solo Amore. Solo Amore»).
Questi “Quaderni” ci dicono la vicenda di un credente e di un prete che ha preso Dio sul serio. Claudio non ha giocato né con Dio, né con se stesso, né con gli altri; ma si è giocato fino in fondo, cercando di costruire giorno dopo giorno, umilmente, tenacemente, una radicalità che si avvicinasse il più possibile alla radicalità di Dio in Cristo. Ha preso sul serio la risposta che la sua vita poteva, e perciò doveva, dare a Dio, il suo sì, il suo «Ecco, io vengo» (Eb 10,9).
E’ questa l’espressione biblica che apre le sue riflessioni; a cui fanno seguito, da subito, domande esigenti e decisioni determinate: «Sono davvero pronto a tutto, perché in tutto la tua volontà si compia?... Cercherò di entrare con tutta la profondità del mio amore alle estreme conseguenze di questa donazione di amore... Ascolterò il mormorio del tuo amore. Ascolterò, Signore, e sarò pronto». Aveva 21 anni quando scriveva queste parole. Le pagine che seguono ci raccontano quanto egli sia davvero giunto ad essere pronto. La morte che lo ha colto nel fiore degli anni lo ha trovato pronto, con la lampada accesa ricolma di olio... Lo comprendiamo dalle parole – ancora parole della Scrittura – con cui si apre il suo testamento e dunque, potremmo dire, si chiude il suo percorso spirituale: «Maranathà! Vieni, Signore Gesù! Amen, sì!» (cf. Ap 22,20). Davvero egli era pronto.
Non mi soffermo a sottolineare quanto sia incisivo, espressivo, e originale, nei “Quaderni”, il suo esprimersi. Lo avevamo già colto nelle sue omelie; qui egli è ancora più spontaneo, denso, immediato. E poi le sue intuizioni spirituali penetranti, come quando scrive, per esempio: «Andare sempre più in profondità nel dono di me stesso. Andare oltre, entrare nel deserto, con Gesù solo. Spingermi avanti, nel vento di una fede sempre più forte, sempre più oscura, sempre più rischiosa, sempre più esigente...». E l’analisi schietta, lucida e acuta dei suoi sentimenti e dei suoi atteggiamenti, sui quali sa anche fare della fine ironia.
Accostandoci al percorso personale di questo fratello, che voleva essere piccolo e ultimo, ci sentiamo noi – o almeno chi scrive – davvero piccoli e assai “indietro” rispetto a lui, che scorgiamo come un gigante e come un formidabile atleta dello spirito.
Il saggio di don Antonio Guidolin, posto all’inizio del volume, introduce assai bene alla lettura di questi scritti, aiutando a cogliere i punti nodali e le linee portanti del percorso spirituale di don Claudio. Vi leggiamo, tra l’altro: «Non si esce indenni dalla lettura delle pagine di don Claudio». E’ proprio così. Quelle pagine sono una provocazione che può lasciare indifferenti solo i distratti e i superficiali. Chi ha a cuore la propria fede, la propria relazione con Cristo, la ricerca di come rispondere ogni giorno al suo amore, di come praticare il Vangelo e di come camminare verso la pienezza del Regno, non può non sentirsi interpellato da don Claudio, e magari si rende conto di quanta strada gli rimanga da compiere.
Come chiesa trevigiana – e in particolare come preti, familiari e amici di don Claudio – siamo aiutati da questi suoi testi a sentire questo fratello ancora vivo in mezzo a noi, accanto a noi, capace di accompagnarci nella fede, nell’amore e nell’abbandono a Dio.
Merita dunque particolare gratitudine l’Azione cattolica diocesana che ha voluto, promosso e concretamente sostenuto anche questa pubblicazione, dopo quella delle omelie di don Claudio, che fu negli ultimi anni della sua breve vita assistente diocesano dell’Azione Cattolica Ragazzi. Un grazie sincero anche a don Antonio Guidolin, che ha selezionato e curato i testi con intelligente passione e con la consueta diligenza".