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Suor Raffaella: la mia vocazione, nell'ordinario il Signore ti chiama   versione testuale







Il sepolcro vuoto
Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall'ingresso del sepolcro?». 4Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: «Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto»». Esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite.

Innanzitutto mi presento: mi chiamo sr. Raffaella (Giubilato) e provengo da Martellago. Appartengo all’Istituto delle suore carmelitane di s. Teresa, di Firenze e attualmente mi trovo nella nostra comunità qui a Treviso. Mi è stato chiesto di portare la mia testimonianza di adesione ad un progetto, ad una chiamata. In un primo momento ero incerta se accettare, ero un po’ titubante. Il motivo?? La mia storia vocazionale non ha niente di stupefacente o straordinario …… poi mi sono detta: “Beh, allora proprio per questo forse è il caso di giocarsi…”. Giocarsi perché è nell’ordinario che il Signore chiama, si fa prossimo e invita.
 
Due anni fa ho festeggiato il mio 25° anniversario di consacrazione, quindi, come potete immaginare, ho una certa età….. Parlare della vocazione e in questo caso della mia risposta al Signore non è scontato, come mi sembra non sia scontato far raccontare ad un ragazzo o ad una ragazza il vero e profondo perché del loro essersi innamorati …..
È proprio questo: innamorarsi, “perdere la testa”, fare delle pazzie, fare cose che a rigor di logica non sono molto sensate; come il lasciare i genitori, i fratelli, gli amici, le abitudini, la parrocchia, la bicicletta…. Non stavo male, non soffrivo di depressione e non ero delusa del mio modo di vivere. Anche in famiglia non mi sentivo stretta o limitata, certo qualche no lo ricevevo, ma con il tempo mi sono accorta che anche quei no, mi hanno aiutato a maturare.
 
La parrocchia era per me la seconda casa; ero animatrice, suonavo e cantavo nel coro, partecipavo ai campiscuola, non mi lasciavo sfuggire le varie uscite o feste. A dire la verità sentivo la spinta ad essere missionaria, ma era forse solo il desiderio di viaggiare…. (dopo il Signore ha esaudito questo mio desiderio :Praga..)
 
Il “salto” è avvenuto quando avevo 18 anni (…). Allora in parrocchia era presente una nostra comunità. Ero attratta soprattutto da una suora con la quale molto spesso condividevamo i momenti di gruppo e di canto.  Un pomeriggio ero con lei per decidere alcuni lavori di gruppo, ricordo ancora il luogo e più o meno l’ora; ad un certo punto se n’è uscita con questa frase: “Raffaella, sai che Gesù ti sta facendo la corte da 18 anni?”. Non ho risposto, non sapevo se considerarla la solita frase “da suora” per fare promozione vocazionale o se prenderla sul serio. Sono tornata a casa un po’ frastornata. “Era veramente per me quella frase? Era il Signore che si serviva di lei o dovevo lasciar perdere??”
Ho fatto finta di niente …. ma non è servito!!
 
Ho continuato la mia vita di sempre. Proprio in quel periodo, qualche mese prima, avevo iniziato una relazione con un ragazzo….. una cosa ancora fresca, ma sembrava che potesse essere in futuro bella. “Perché proprio adesso arriva questa frase a disturbarmi?”.
 
 
Tutto questo mi ha messo ancora più in subbuglio. Che fare? Dove sbattere la testa? Ho cominciato a dare un po’ più spazio alla preghiera, a frequentare con più assiduità la celebrazione Eucaristica, anche consigliata dall’allora cappellano, l’unico con cui condivisi questo momento. Sentivo l’importanza di tutto questo,  ma allo stesso tempo avevo tanta paura.
 
Quello di cui più sentivo il bisogno era il silenzio, lo sentivo necessario.  Una frase della scrittura mi colpì in quel periodo: “Li chiamò perché stessero con lui”. Questo era l’essenziale…. Lo STARE in questa situazione, però con Lui; uno stare comunque difficile da accogliere e ancor di più da vivere, ma necessario.
 
Dopo qualche tempo ho avuto il coraggio di riprendere il discorso con la “famosa” suora. Dovevo togliere quella “pietra davanti al sepolcro” , doveva essere rotolata via. Le ho affidato le mie paure, i miei dubbi e incertezze ….. A dire la verità non ricordo bene tutto il discorso, so solo che avevo deciso di dire si. Mi sono fidata, non so come, ma ho lasciato fare a Lui. Sembrerà assurdo, ma quello che più mi sarebbe costato a questo punto era il dirlo ai genitori. Dovevo in qualche modo farlo. Era un’altra “pietra che doveva essere rotolata via”.
 
Affrontai anche questo passo, e solo dopo mi accorsi che non ero io a portare avanti il cammino, c’era una “grazia” che agiva a mia insaputa. Dopo qualche mese esattamente il 17 gennaio entrai nella nostra casa di Formazione a Firenze. Il parroco celebrò la messa delle 8,30 in parrocchia e poi, accompagnata dai familiari, dal parroco e da un pullman di amici mi avviai alla mia nuova “casa”. Ricordo ancora la frase di un amico, a cui ero molto legata, che mi disse: “Ad accompagnarti siamo venuti con un pullman, ma se cambi idea e vuoi ritornare veniamo a prenderti con due.....” non ho ancora cambiato idea……
 
In questa mia storia vocazionale è stato essenziale la possibilità di confrontarmi con qualcuno, di non fare di testa mia o, per paura, lasciare perdere. Ringrazio i miei genitori, che nella semplicità della vita mi hanno trasmesso l’essenziale: la fedeltà e il sacrificio, parole che in questo tempo forse non sono tanto di moda.
Anche il cammino nella comunità parrocchiale e le amicizie sono state fondamentali per mettere le basi affinché tutto questo potesse accadere.
 
Con quel si, il cammino è iniziato e continua ancora adesso, con gioia e gratitudine, ma a volte anche con fatica, perché la mia umanità resta. Un’umanità che però è stata presa nelle sue mani e se mi fido Lui sa fare cose grandi.
Vi vorrei lasciare una frase attribuita a santa Teresa di Gesù (Teresa d’Avila), credo non sia indirizzata solo a chi fa una scelta di particolare consacrazione, ma ad ognuno che cerca la propria strada:
 
 
“Il tuo desiderio sia di vedere Iddio;
il tuo timore, di perderlo;
il tuo dolore, di non possederlo;
la tua gioia, in quello che ti può a Lui condurre,
e vivrai in pace”.