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San Pio X nel mondo
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Da Borso alla Cima Grappa con la mula bianca   versione testuale
Ecco dove per una notte bivaccò il patriarca Giuseppe Sarto









Chi non ha visto la celebre foto del 1901 che ritrae il cardinale Giuseppe Sarto, di lì ad un paio di anni eletto al soglio pontifico con il nome di Pio X, salire verso la vetta più alta (1.775 m) del massiccio del Grappa, a dorso della famosa muletta bianca?
Una bella avventura per quei tempi: da Venezia, piazza san Marco, attraverso la strada militare, in seguito chiamata “provinciale generale Giardino”, che congiunge Bassano del Grappa, attraversa le località di Borso del Grappa, Semonzo e si inerpica per Campo Croce fino alla vetta. Ma con ‘bivacco’ in una casera di montanari a metà percorso. Oggi la casera è una cappella, con lapide commemorativa.
 
Dalla parrocchiale di Borso fu preparata una mula immacolata, che come soma quella volta – era il 3 agosto 1901– poté onorarsi di portare il patriarca Sarto, percorrendo la ventina di chilometri che separano il paese dalla cima.
Quale il motivo?
Benedire la statua della Madonna, che sarebbe stata posta sul sacello della montagna, in ossequio ad una decisione presa, verso la fine del secolo XIX, dall’Episcopato italiano, di consacrare a Cristo Redentore le più alte vette delle montagne.
Per il Veneto fu scelto il monte Grappa e l’allora patriarca Sarto decise di porvi la statua della Vergine, non senza qualche discussione su chi sarebbe stato il prelato che avrebbe avuto simile onore. Quel massiccio, infatti, cade sulle province di Treviso, Belluno e Vicenza e, pertanto, su altrettante diocesi, compresa quella di Padova. Complice anche l’indisposizione del vescovo di Padova, fu lo stesso patriarca ad assolvere a tale compito.
Ma il percorso non era né breve né, tantomeno, agevole; per questo la muletta bianca si fermò, con il suo carico, verso Campo Croce, poco oltre metà strada dalla vetta ed il futuro pontefice si riposò, nella notte fra il 3 ed il 4 agosto, in una casera di montanari, in seguito trasformata in cappella, ove, nei mesi di luglio e agosto, si celebra una s. Messa per abitanti e villeggianti. Le cronache raccontano, poi, di una solenne celebrazione avvenuta sulla cima, per l’intronizzazione della Vergine, alla presenza di circa 6.000 persone appositamente accorse, recitando il Rosario lungo tutto il tragitto.
Chi visitasse oggi la casera/cappella si troverebbe immerso in un luogo paradisiaco: prati, pascoli, cavalli ed asini (alcuni bianchi, altri stupendamente maculati: vedi la foto), boschi e qualche succulento agriturismo attendono il visitatore per un completo ristoro: dell’anima e del corpo. E, nel recinto, gli asini pezzati
Lino Sartori